Friday, April 04, 2008

BOVISA 04.04.08



Alla fine il campo rom di via Bovisasca non c´è più: oltre 150 baracche distrutte e gli ultimi rimasti, una sessantina tra uomini, donne e bambini, allontanati da vigili, poliziotti e carabinieri, in tutto un centinaio. (...) Per il prefetto Gian Valerio Lombardi quello di via Bovisasca «non è stato uno sgombero vero e proprio, ma un´operazione graduale con una forte opera di sensibilizzazione della polizia per cercare di convincere nel tempo queste persone a lasciare un´area non salutare».

[da Repubblica.it - http://milano.repubblica.it/dettaglio/Raso-al-suolo-il-campo-rom-la-Curia:-Serve-piu-umanita/1440272]

Fino a qualche settimana fa, in Bovisa si vedevano girare donne, ragazzi, bambini con barilotti, bottiglie, bodoni in plastica prima vuoti, poi pieni d'acqua.
I recipienti erano trasportati a mano, su passeggini improvvisati, carrelli da supermercato, trainati da biciclette.
Il percorso era sempre lo stesso: dal campo al Blitz. Si perchè per accedere al negozio di modernariato è necessario percorrere una piccola stradina che porta ad un capannone industriale come tanti qua in Bovisa, la differenza è che sulla strada esiste un rubinetto, un innaffiatoio forse.
Acqua.

Stesso tragitto, ma stavolta un po' più lungo, era quello dal campo al ponte ferroviario. Infatti proprio vicino al ponte ci sono un po' di alberelli, un po' secchi, un po' no. I rami però si tagliano facilmente.
Ecco dunque l'altra cosa importante: legno per il fuoco.

E' questa la popolazione che viveva al campo di via Bovisasca, per quello che vedevo io.
Queste sono le immagini che ho più presenti.

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Friday, January 25, 2008

Milano: psicosintesi in technicolor.

Dicono che Milano abbia un cuore.
Milano batte.
Milano batte sui marciapiedi di viale Zara.
Dicono che Milano è grigia.
Milano è grigia nei palazzi delle sue periferie.
E' grigia nei tailleurs delle donne in carriera.
Milano è bianca.
Milano è bianca con la neve che non c'è più.
E' bianca come la droga dei cessi nelle sue discoteche.
Milano è verde.
E' verde nella politica.
Milano è verde a P.ta Venezia.
Milano è gialla.
Milano è gialla nella Linea 3.
Milano è gialla in Paolo Sarpi.
Milano è rossa.
Milano è rossa perchè non sa più arrossire.
Milano è nera.
Milano è nera perchè vomita fumo.

Certi colori di Milano non si possono dipingere,
certe gradazioni delle nostre anime non si possono dipingere.
Sentimenti urbani di chi colora la città
con i toni della malinconia.
Gradazioni irrequiete di camaleonti da marciapiede
In cerca di macchie sciolte
da candeggina per emozioni.

Milano di vite centrifughe a mezzo carico.
Milano avverte: separare gli animi colorati da quelli bianchi.
Milano avverte: separare gli uomini colorati da quelli bianchi.



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Wednesday, December 05, 2007

Ugo Mulas - La scena dell'arte - PAC Milano

Si arriva all'inaugurazione della mostra di Ugo Mulas verso le 21.30.
Abbiamo ovviamente l'esclusivo invito che permette l'ingresso alla performnce.
Inutile. Ingresso aperto a tutti!
Lo spazio del PAC, sempre molto affascinante, riesce a ospitare il popolo
fotgorafo, numeroso, ma non eccessivo.

Priama di farci emozionare dagli scatti appesi alle pareti (con cornici diciamo
dall'effetto un po' troppo IKEA), decidiamo ovviamente di osservare gli
intervenuti, certi di riconoscere qualche volto noto della milano degli "eppening".

Macchè! Tanti elegantissimi e colti signori, quei creativi della Milano anni '60 e '70 che si
aggirano riconoscendosi (loro!) e riconoscendo (sempre loro!) i nomi ritratti
negli scatti di Mulas.

Intanto, curiosando tra le quinte che dividono le sezioni della mostra,
approfittiamo dell'ottimo vino bianco e degli squisiti biscotti al burro con zucchero a velo.
Più vino, meno biscotti in effetti.
Mancando l'interesse altro a quello delle fotografie, in verità si inizia a
relazionarsi con i negativi.

Munari.
Warhol.
Fontana.
Duschamp.
Sono lì a guardarci o farci guardare attraverso le loro impressioni ormai ferme.
Il campo urbano è uno dei temi.

Ci affascina.
Una milano che noi non abbiamo vissuto, perchè troppo giovani,
perchè nuovi immigrati, perchè ignoranti.

All'improvviso, tutto si ferma.
Cosa succede? Folla con il naso rivolto all'insù, quelli al piano terra.
Folla appesa alle ringhiere, pappagallini con becco all'ingiù che fissano un punto sulle scale.
Valentiiiiiiiiiinaaaaaaaaaaaa...
Valentiiiiiiiinaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa...
Valeeeeeeentinaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa...
Cerca ripetutamente una voce al microfono.
E' Sgarbi. Improvvisa un simil-karaoke rap.

Sta cercando per poi presentarle al pubblico la moglie e le figlie di Mulas
(bellissime tutte e 3!)
elogia gli astanti a dispetto di quelli di Palazzo Reale,
e poi ... non lo si ascolta più (ci sembra già tanto!).
Si approfitta per visitare le salette rimanenti senza dover saltellare sul
capo dei vicini avventori.
Momento migliore della visita.
Approfittando degli sproloqui da microfono,
si continua a girare..

Noooooooooooo...
Ci sono dei sosia.
Guarda c'è il sosia di Elio Fiorucci! No è lui.
Guarda c'è il sosia di Oliviero Toscani. E la sosia della moglie. No sono loro.
C'è anche Gillo Dorfles. Che non ha sosia.




L'attenzione è ovviamente distratta dalle foto e si sposta decisamente su
Fiorucci e Toscani.
Abbiamo bisogno di un po' di POP in mezzo a tutta questa bellezza e poesia.
Praticamente pediniamo Toscani.
In molti chiedono una foto con la Star in Kefia rossa.
NOI? NO!
Ma lo pedianiamo.
E rubiamo qualche scatto digitale.
Già immaginiamo le storie che potremmo ricamare con i nostri amici patiti dell'Oliviero nazionale.
Basta!

Lo fermiamo.

**Buonasera Oliviero, potremmo chiederle di scattarci una foto?**
(stronzi sapendo di essere stronzi). Riusciamo nel contropiede.

"Ma no! Le foto si decide di farle! Non si possono chiedere! MA scusa! Ma no!" Ma cosa significa!...
** grazie lo stesso** la nostra risposta

Neanche così tanto stupiti, si commenta dell'avvenuto incontro.
Passano 30 secondi.

"OOhhh senti! Dai... dammi la macchina! Com'è che si accende?!"

**è accesa!**

"Ma non così più vicini!"

CLICK (o meglio BSGHH! che è più digitale!)

**grazie mille**

In fondo, se ci avesse detto subito di sì... ci saremmo rimasti male, o no?!
Grazie maestro! : )

Ritorniamo a casa con il nostro cadeaux.
Noi nella digitale. By Oliviero Toscani.

Tutto questo sempre alla mostra di Mulas al PAC. A Milano. Fermata Palestro.
Da Vedere!





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