Thursday, November 08, 2007

Milano-Cracovia solo ritorno.

LA PARTENZA.
Bea deve partire.
Prima tappa Bergamo, e per arrivarci deve prendere il pullman dalla stazione centrale di Milano.
Bea controlla gli orari dei pullman su internet. Ce ne sono diversi e sceglie quello per arrivare almeno un’ora prima all’aeroporto.
Bea prepara tutto il necessario, valigia, computer, agenda.
Prende l’autobus e arriva in stazione trenta minuti prima che l’autobus scelto parta.
Ops.
Bea non ha il documento per partire.
Ops.
Chiama in aeroporto per sapere se è sufficiente la patente per l’imbarco.
Negativo.
Ops.
Bea allora si munisce virtualmente di cinque chili di ghiaccio da mettere in tasca.
Bea prende un taxi che la riporti a casa.
Prende il documento.
Riprende il taxi.
Ritorna in stazione centrale.
Mancano due minuti alla partenza dell’autobus scelto.
Bea arriva alla fermata del bus.
Ops.
L’orario previsto non esiste. L’unico bus partirà dopo 15 minuti.
Ops. Checculo.
Bea se la ride: è riuscita ad essere in anticipo sul suo ritardo sbagliando l’orario della partenza.
Sale sul bus.
Indossa le cuffiette.
L’unico desiderio è di dormire.
Maffigurati! Il pensiero più semplice riguarda la linea sottile tra il Bene e il Male.

RAYAN AIR.
Bea arriva in aeroporto.
Bea passa il check in.
Era convinta di andare a Varsavia, scopre che andrà a Cracovia.
Bea sale sull’aereo.
Bea è in volo.
Bea indossa di nuovo le cuffiette … e stavolta dorme!
L’aereo low cost arriva in terra polacca in orario.
Bea recupera il bagaglio in cinque minuti.
Bea si dirige verso l’uscita dove è certa che ci sia qualcuno che l’aspetta.
Attraversa le porte scorrevoli.
Legge tutti i nomi degli A4 con i nomi stampati o scritti a mano con pennarello.
Bea non trova il suo nome. Su nessuno stramaledetto foglietto.

Bea si ricorda di aver conservato in tasca un po’ di ghiaccio virtuale del pomeriggio.

LA SETE.
Bea ravana tra i foglietti dell’agenda ricordando di aver segnato un numero di cellulare da usare “in caso di emergenza”.
È emergenza.
Messaggio. Messaggio inviato.
Gli altoparlanti dell’aeroporto emettono un suono familiare. Com’è possibile che capisca cosa dicano se non parla un accidente di polacco.
E’ il suo nome che esce dagli altoparlanti.
La invitano a recarsi al banco informazioni.
Bea si reca al banco informazioni e scopre che c’è una comunicazione per lei: la persona che doveva essere lì a prenderla è in ritardo di 40 minuti.
Bea ha nel suo cellulare un messaggio ricevuto. Comunicazione tecnologica che rafforza quella verbale: ritardo.

Bea ha sete.
Si avvicina al microbar dell’aeroporto polacco e chiede acqua minerale.
Acqua minerale sia.
Bea vuol pagare.
No. Non si accettano euro. Solo fottutissimi KL.
L’omino impassibile si gira e si riprende la bottiglia da mezzo litro.

Bea ha ancora qualche barlume di lucidità.

È possibile pagare con carta di credito?
Affermativo.
Bea si ingozza mezzo litro di acqua.

Bea indossa ancora le cuffiette.
Ogni cosa è illuminata.


2170 KM.
Passa più di mezz’ora e arriva Rafael.
HALLO! SORY SORY FOR LATE.
Maffigurati testa di broccolo!

Bea sale con Rafael-testa-di-broccolo in macchina.
Bea non sa dove stiamo andando.
Nessuno glielo ha detto.
Bea scopre che stiamo andando a 150 km di distanza.
Bea scopre anche che Rafael parla uno scarso inglese, ma riesce a comunicare in tedesco ed in polacco ovviamente.
Che sollievo!

Bea parla con il neo-suo-migliore-amico Rafael a gesti.
In inglese.
In tedesco.
In polacco.

Bea scopre che Rafael adora gli Acqua Park, le vacanze sul Mar Rosso, bere whisky e gin ma non tollera assolutamente la birra ed il vino. Adora anche la disco. Odia il cibo inglese.
Rafael ha una moglie e due figli. Due anni la bambina dal nome impronunciabile, cinque mesi Alexander il maschietto.
Bea alterna momenti di improbabile silenzio a vaghe domande che possano minimamente prefigurare una risposta semplice.
Bea vede nero nero dal finestrino a destra e sinistra. Piove. Piove.
Bea scopre che la distanza tra Cracovia e Messina è di 2170 chilometri. Il navigatore parla e scrive inglese.

IL MUESLI.
Bea e Rafael arrivano a destinazione.
Rafael blocca la macchina di fronte ad una cancellata.
Chiusa.
Rafael suona.
HALLO. UI GO TU DE HOTEL.
Il nuovo amico è un vecchietto robusto che parla inglese poco ma meglio di Rafael.
Bea è di fronte alla porta dell’albergo-foresteria. Una sorta di castello di shining a tre piani.
Il signor-vecchietto-robusto le da un mazzo di chiavi e continua a ripetere IU EV TO CLOSE DE DOOR IN DE NAIT.
Bea pensa che sia normale chiudere la porta.
Ma non la porta dell’albergo-foresteria-castello.

Il signor-vecchietto-robusto continua anche a ripetere UAN PERSON. UAN PERSON.
Bea capisce che “uan person” significa che lei è la sola persona all’interno di quel posto.

Bea è nella stanza numero 4.
Bea ha in mano un mazzo di chiavi per aprire la camera a chiudere il castello.

Bea si guarda attorno cercando un qualsiasi elemento che la faccia sentire almeno in una vita reale.
Bea esplora la sua camera.
Due letti. Due comodini. Un tavolo. Una sedia. Una poltrona. Un armadio. Il bagno.
Acqua?
Qualcosa da mangiare?

Bea pensa che prima o poi si sveglierà e che si ritroverà a casa arrovellata nel letto come dopo un brutto sogno.
Bea prende coraggio e si incammina a perlustrare l’edificio.
Bea pensa che ci deve essere per forza qualcosa che possa essere scoperto. Di notte.
Niente. Tutte le porte sono chiuse. L’unico invito è una scala a chiocciola che porta al piano sotto.
Bea non ha la minima idea di percorrere quella chiocciola.

Si torna in camera.
Bea ricomincia la perlustrazione.
Sorpresa.
Un altro mazzo di chiavi: breakfast room.
Bea è invasa da un altro barlume di genio.
Bea si dirige verso la breakfast room. Apre.
Tavoli. Sedie. Tazze.
Due tavolini Ikea. Un vassoio. Tre mele. Una marcia.
Due barattolini sempre Ikea. Kornflakes e Muesli.
Bea decide senza remore di affondare le mani nel barattolo del Muesli svuotandone metà.
Cena fatta.

Bea decide che è meglio andare a dormire.
Bea pensa che potrebbe accendere il computer e almeno ascoltare un po’ di musica.
Come saranno le prese in Polonia?
E quella del caricatore del PC?
Incompatibilità elettrica.
Tre stramaledetti pirulini non entreranno mai in due forellini.

DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO.
Oggi. Nel domani di ieri Bea ha un adattatore.
Utilizzabile in TUTTO IL MONDO.
Bea ha accesso anche ad una connessione internet a banda larga in camera.
Bea decide però di non raccontare la storia dell’adattore.

Bea scopre però che è nella città che divide la Polonia e della Repubblica Ceca.
Bea scopre anche che i Polacchi e i Cechi non si stanno molto simpatici.
Bea scopre che l’alcool costa meno dall’altro lato.
Che di qua ci sono i Pub e di là ci sono i bar con le slot machines.
Bea scopre che il mercato di qua non è uguale al mercato di là.
Domenica è festa della repubblica di qua. Tutto sarà chiuso.
Bea domenica va di là.
C’è un fiume che divide le due nazioni.
E sul lato del fiume c’è il Confine.
Devi avere il passaporto per attraversare il fiume.



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4 Comments:

Anonymous Anonymous said...

ho sempre creduto che non c'è bisogno di gettarsi col paracadute per provare emozioni forti.......basta uscire dalla bella,nobile,vecchia,cara,spudorata,meraviliosa ITALIA

12:25 pm  
Anonymous Anonymous said...

a quando il tuo primo libro di viaggi?
pap

12:27 pm  
Anonymous Anonymous said...

bea torna a casa!

12:34 pm  
Blogger bogart said...

ahahahah,,,
bea domenica va di la'!!!
ma che ci fai a cracovia?
Buon anno

11:30 pm  

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